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L'Arcivescovo: un programma per la città Stampa E-mail



Le speranze affidate dall’Arcivescovo alla Madre della Consolazione:  un programma per la città.

Lo scorso 9 settembre, accogliendo  la sacra Effigie della Madonna della Consolazione in piazza della  Consegna, l’Arcivescovo di Reggio-Bova, Morosini, ha pronunciato un discorso accolto da un lungo applauso delle migliaia di fedeli presenti.

Le parole di P. Giuseppe sono state insieme un appello e un programma alla e per la città, cui il Pastore guarda con amore  e con preoccupazione, stati d’animo propri di chi sente la responsabilità del proprio ruolo morale e, insieme, legge lucidamente le difficoltà ed i problemi che gli si pongono davanti.

Si tratta, a mio avviso, di un discorso complesso che, sia pure nella necessaria sintesi del momento, rappresenta un piano programmatico di impegno per tutti i cittadini e, in modo particolare, per i fedeli. L’Arcivescovo stesso sottolinea in un passaggio che, nell’ attuale  situazione della città: “La Madre della Consolazione ci chiede partecipazione attiva, ciascuno al suo posto sulla scala della cittadinanza”.

E’ questo un punto fondamentale che mi pare richiami con forza l’impegno di tutti e di ciascuno per la costruzione del bene comune; un invito a fare ciascuno la propria parte, ad interessarsi della cosa pubblica, a collaborare per il miglioramento e lo sviluppo della città.

C’è poi un altro richiamo molto forte al superamento della mentalità mafiosa, ancora così ampiamente diffusa e condizionante, che comincia con il coraggio di adempiere il dovere di denunciare: “il male delle estorsioni, delle minacce e della sopraffazioni… La Madonna ci chiede di denunciare il male ad ogni livello”.

Si tratta di considerare questo fondamentale dovere un passaggio obbligato, specie quando siano andati a vuoto i tentativi di convincere chi sbaglia a camminare sulla strada della legalità e della giustizia, come pure P. Giuseppe invita a fare rivolgendosi direttamente a chi appartiene alla ‘ndgrangheta o la fiancheggia e la tollera e chiedendo: “la conversione da parte di chi è associato alla malavita organizzata, a loro diciamo che non possono guardare Maria e chiedere a lei la consolazione della vita.

Non ci può essere consolazione in chi è fautore di morte per gli altri, perché la maledizione di Dio lo insegue sempre sino al rendiconto finale”. Sono parole inequivocabili, è quel parlare: “si, si – no,no” cui ci invita il Vangelo; non  parole dure, bensì chiare, parole ispirate dalla “parresìa” con cui evidentemente l’Arcivescovo esercita il proprio ruolo.

Un discorso programmatico per ogni cristiano di questa Diocesi, un appello forte ad unire le forze e la volontà per cambiare definitivamente, per una vera “svolta” nella vita di ciascuno e della città, realizzando come lo stesso P. Giuseppe suggerisce: “…anzitutto la coesione sociale e politica, perché lì dove c’è sterile divisione e contrapposizione ideologica, dove c’è litigiosità individualistica, non può esserci speranza di futuro”.

E questo un altro ostacolo da superare insieme: la tendenza all’individualismo esasperato in ogni ambito, anche quello ecclesiale (sigh!) e la competizione su tutto, che disperdono le energie e vanificano gli sforzi.

Come Chiesa abbiamo il dovere di essere di esempio, innanzitutto su questo, sforzandoci di stabilire l’unità di intenti, il clima di fraternità e la collaborazione fattiva indispensabili per la ricostruzione di quella Reggio “bella e gentile” che tutti, almeno a parole, desideriamo.

Queste idee, queste speranze, così chiaramente presentate e affidate dall’Arcivescovo alla Madre della Consolazione, sono anche, a mio avviso, lo scheletro di un possibile futuro documento più ampio sul ruolo dei cristiani nella città.

Giuseppe Angelone *
MASCI RC 4


*Articolo pubblicato su Avvenire di Calabria


 
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