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Una pianta che rifiorisce, un progetto che riparte Stampa E-mail


(Piantina di Jatropha a Villa Placanica)

Calabria for Harambèe si verifica con Antonio Labate

Buone nuove dai terreni confiscati di Villa Placanica (Pentedattilo, Melito di Porto Salvo), dove gli amici del consorzio Terre del Sole ospitano la piantagione sperimentale di Jatropha Curcas: le nostre 70 piantine, superato l’inverno, hanno ripreso la propria vitalità, si sono nuovamente riempite di foglie, ma, soprattutto, molte di esse hanno cominciato a far nascere i primi fiori, propedeutici ai futuri semi di Jatropha, da utilizzare per dare vita a ulteriori piante o cominciare a sperimentare biodiesel e produzioni alternative (saponi, candele, etc).

La storia di questa pianta, per chi ha seguito il progetto Calabria for Harambèe, è nota: nel viaggio in Kenya estate 2009, presso la sede dell’Iksdf  progetto Harambèe sul lago Vittoria, la spedizione italiana è stata chiamata a dare una mano d’aiuto per comprendere, in particolare, come la Jatropha, che cresce solo in alcune regioni equatoriali del mondo, possa essere la nuova risorsa per quel lembo estremo del Kenya, possa costituire una nuova speranza per  i migliaia di africani che ci abitano; e da lì è nata anche l’idea, di portare alcuni semi in Italia, per fare una sperimentazione parallela, in un altro Sud del mondo, nella nostra costa jonica, in un luogo simbolico come un bene confiscato e Pentedattilo in particolare.

E, a detta dei  nostri amici agronomi, probabilmente ancora non ci si rende conto della valenza scientifica di questa sperimentazione,  se si dovesse confermare la possibilità di crescita della Jatropha nella nostra regione, per le ricadute nel campo delle agro energie, nel campo della lotta alla desertificazione, nella produzione dei derivati.

Ma il progetto Calabria for Harambèe ha vissuto, in questa terza settimana di maggio, numerosi stimoli, grazie alla presenza di Antonio Labate, storico fondatore dell’iniziativa oltre che attuale direttore di tutti i progetti internazionali della fondazione Brownsea.

Antonio ci ha raccontato lo stato dell’arte in Africa, a Nyandiwa e Kitawa,  comunicandoci il completamento del capannone (presso il terreno donato grazie alla raccolta fondi di Calabria for Harambèe) per la trasformazione della Jatropha, e la probabile prima spremitura entro l’anno; lì, nei 13 ettari del Lago Vittoria, ad oggi ci sono più di 1000 piante di Jatropha in ottimo stato di salute.

Anche le altre iniziative attivate da Calabria for Harambèe, come la formazione di capi scout per la diffusione dello scoutismo in Kenya (curato dal Masci Regione Calabria), lo scambio fra le scuole africane e calabresi (curato dall’Associazione Maestri di Speranza), la tabellazione di Nyandiwa e Kitawa (curata da Sud’Arch), la realizzazione del centro sportivo a Nyandiwa (curato dalla Cadi antincendi),stanno producendo grandi interessi e aspettative, e per ognuna di queste Antonio ha puntualmente fornito preziosi consigli e contributi.

Alla riunione collettiva di venerdì 28 maggio (presenti Piero Polimeni, Lele Bellomi – Azimut, Rossella Pandolfino – Pronexus, Davide Grilletto, Gianfranco Schirripa – MASCI, Agesci, Santo Marra – Sud’Arch, Magda Milella – ADI, Antonello Comi, Giovanna Mollo, Bruna Mangiola, Saverio Pazzano – Maestri di Speranza, Sabrina Santagati – MASCI, Isolab, Piero Milasi – MASCI, Cadi), oltre che verificare le attività svolte durante l’anno,  si è lanciato il viaggio-missione 2010: dal 15 al 30 luglio (orientativamente), un gruppo di 4-7 persone si recheranno a Nyandiwa, ospiti dell’IKSDF, per sviluppare il progetto scuola, sviluppare il progetto tabellazione, verificare e dare un sostegno ai progetti Jatropha e Centro Sportivo, e, ovviamente, raccogliere gli ulteriori spunti per le azioni concrete per gli anni successivi.

E poi, soprattutto, l’appello di Antonio, che facciamo nostro perché condiviso: la cooperazione allo sviluppo, è veramente una cosa seria, un qualcosa d’altro rispetto alle raccolte fondi o donazioni, è un prendersi cura di persone e territori, nel tempo, con costanza e professionalità, seppure nel volontariato; è meglio avere degli obiettivi minori, ma di cui siamo certi del perseguimento.

E, aggiungiamo noi, la cooperazione fra due sud del mondo, può avere risvolti non programmati, può contribuire alla liberazione dai bisogni ma anche, nelle nostre latitudini, alla liberazione dalle sovrastrutture e dai falsi bisogni, per comprendere che nell’essenzialità e nella semplicità si può essere veri cittadini del mondo.

Piero Milasi
MASCI RC 4

 

 
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