Ci sono persone che lasciano testimonianza delle loro opere e altre che lasciano… testimoni. È il caso del filantropo Umberto Zanotti Bianco giunto a Reggio a gennaio del 1909 per portare soccorso ai sopravvissuti del terremoto e rimasto legato a questa terra per tutta la vita. La figura dell’uomo, archeologo, ambientalista, antifascista, educatore e politico è stata tratteggiata durante un convegno organizzato dalla comunità Masci Rc 4 alla sala convegni diocesana “Mons. Giovanni Ferro” per festeggiare i 17 anni di vita e di servizio della comunità stessa.
Dopo i saluti dell’assistente, don Demetrio Sarica («Siamo insieme come testimonianza di una chiesa viva e attiva»), la magister della comunità, Sabrina Santagati, ha contestualizzato il senso dell’incontro non a caso intitolato “Umberto Zanotti Bianco e la colonia Franchetti: una storia che continua”. Ha spiegato: «Siamo qui per ringraziare le suore alcantarine che ci hanno dato la possibilità di utilizzare l’ex colonia di Mannoli come base scout». Un passaggio di testimone appunto, arrivato nelle mani degli adulti scout dopo essere passato da quelle delle religiose a cui proprio Zanotti Bianco aveva affidato la struttura creata nel 1920 come centro di prevenzione e cura per i bambini a rischio malaria e tubercolosi.
All’incontro ha portato i saluti il segretario nazionale del Masci, Mimmo Cotroneo, che ha sottolineato l’impegno di Zanotti Bianco a «fondare luoghi di educazione per costruire il futuro delle nuove generazioni». Anche il sindaco di Santo Stefano d’Aspromonte Francesco Malara ha sottolineato il ruolo preziosissimo delle suore alcantarine: «Ci hanno fatto capire che anche in un piccolo borgo montano ci si poteva affermare professionalmente e si poteva far crescere la comunità».
È stato poi lo storico Pasquale Amato a far comprendere la reale portata dell’impegno di Zanotti Bianco la cui “scelta di vita” è difficilmente condensabile in poche righe: «Nell’estate del 1963, l’ultima volta in cui scese a Reggio, volle salire nella sua colonia per stare con le suore e i bambini. Poi tornò a Roma e dopo un mese scomparve». La struttura rappresentava per l’epoca una realtà innovativa. Era la prima colonia preventiva sanitaria in Italia. «La località di Santo Stefano è stata scelta perché lì ha trovato interlocutori sensibili». Come il medico Pietro Timpano che accompagnò Zanotti in una passeggiata fino a Gambarie: «Quando arrivarono al pianoro di Mannoli Timpano lo indicò come ideale per la realizzazione della colonia». Ha integrato Antonino Falcomatà, membro del Masci e del Cai: «Al centro della sua azione vi era un profondo senso di giustizia e una forte volontà di migliorare le condizioni di vita della collettività».
Sono seguite poi le testimonianze di chi lo ha conosciuto direttamente: lo storico Antonino Piazza e la suora alcantarina Giovanna Battaglia. Poi è stata la volta del presente e del futuro declinati dai capi scout Piero Milasi (Masci) e Alessandro Lucisano (Agesci). Ha spiegato il primo: «Tutto è nato per caso oltre dieci anni fa. Durante un’uscita siamo entrati in una zona abbandonata e vandalizzata. Una zona che trasudava di storia. Quelle strutture rappresentavano una chiamata al servizio. Poi ci siamo rimboccati le maniche e la provvidenza è arrivata». E così l’ex colonia è diventata la base “Aspromonte” con quattro case che portano i nomi di altrettanti scout che hanno lasciato il segno del loro passaggio: Maria Luisa, Velia, Peppe Spinelli e Teofilo Maione.
Ha concluso il giovanissimo Alessandro Lucisano, capogruppo Rc1: «È una cosa in cui abbiamo creduto. Anche noi vogliamo dare seguito al messaggio di Zanotti Bianco».
Il complesso è diventato la base “Aspromonte” con quattro case che portano i nomi di altrettanti scout

